Tra poco in video con Gaetano Evangelista - Amministratore unico di Age Italia da Bari: "La fiammata delle ultime settimane é stata inattesa e quindi mea culpa ma é una fiammata che dovrebbe rientrare, sul mercato italiano le prospettive non suggeriscono investimenti a cuor leggero, il rialzo degli indici non é giustificato dai dati economici e le probabilità non sono a nostro favore, il mio atteggiamento rimane di cautela a livello generale e di negatività sul nostro mercato fino a prova contraria" ~ Gli indici azionari degli Stati Uniti registrano nuovi massimi storici, mentre il mercato azionario italiano sale al massimo dell'anno e porta all'83 percento il rialzo dal minimo di due anni fa ~ Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi non esclude nuove misure di stimolo ma un'espansione del bilancio della Bce non implica necessariamente l'aumento della moneta in circolazione ~ L'indice Euro Stoxx 50 continua a salire anche se le sorprese macroeconomiche della zona euro risultano in prevalenza negative

venerdì 10 maggio 2013

Non é un maggio da vendere - AT

Gli indici azionari americani spingono sui massimi storici in seguito all'aumento dell'occupazione e al calo dei prezzi della benzina. In Europa l'uscita di dati economici più vicini alle aspettative degli economisti indica che la velocità di peggioramento della recessione sta diminuendo. L'economia giapponese beneficia del calo dello yen fino ai livelli più...
bassi dall'ottobre 2008. L'azionario di Borsa italiana é entrato in ipercomprato, gli indici interrompono temporaneamente il ritmo di crescita.

Gaetano Evangelista - Amministratore unico di Age Italia da Bari: "Bisogna distinguere le debolezze temporanee dagli elementi di vitalità, le Borse vengono da un rialzo importante e una fase di consolidamento non sarebbe una sorpresa ma tutti i motivi di ottimismo rimangono validi e diversi operatori devono ancora entrare nel mercato, il famigerato fenomeno del sell-in-may che ha caratterizzato le ultime tre annate non può concretizzarsi".



3 commenti:

  1. Caro Gaetano, apprezzo molto i tuoi interventi, l'esposizione logica e chiara, i grafici di facile interpretazione e in generale un modo di affrontare l'analisi tecnica che apre la mente, distante anni luce da quegli analisti che assomigliano ai lettori di fondi di caffè. In questo senso capisco perché tu sia l'unico analista tecnico su Vloganza.tv.

    Una considerazione e una domanda. L'azionario americano sale da tre settimane e gli indici sono a record. Leggo che é perché molte società hanno riportato utili maggiori delle stime ma anche perché le banche centrali mondiali mantengono o aumentano lo stimolo monetario.

    Quanto sono collegate le due cose, cioè le aziende fanno utili perché le banche centrali versano soldi nel sistema, é questo l'elemento di vitalità più importante che fa salire il mercato? E se fosse così, non sarebbe preoccupante pensare a quando il rubinetto dei soldi verrà chiuso?

    Grazie in anticipo

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  2. Il rialzo del mercato azionario ha molti padri (pazienti se non mi soffermerò sui motivi di questi quattro anni di rialzi) e una presunta unica madre. A chi liquida la questione come frutto della generosità delle banche centrali, si potrebbe facilmente obiettare che gli utili aziendali si collocano su livelli ben superiori a quelli del 2000, per cui è ragionevole che lo S&P faccia altrettanto.
    Nelle chiacchierate (eufemismo: il buon Luciano è gentilissimo a lasciarmi parlare...) qui su Vloganza, in tutti questi anni si è accennato al perché e al percome il QE fosse stato inevitabile; anzi: opportuno e raccomandabile. Non è il caso di ritornarvi.

    La domanda però è: e quando il rubinetto sarà chiuso?
    si possono fare varie disquisizioni, ma sinceramente credo che nessuno è in grado di rispondere con serena certezza. Nessuno sa, nemmeno Bernanke, cosa succederà quando l'esperimento monetario negli Stati Uniti avrà fine.

    Però un indizio lo possiamo scorgere.
    La Svezia è stata molto risoluta nel 2008, con il suo QE. Il bilancio della Riksbank era pari a 200 miliardi di SEK a settembre 2008; si è più che triplicato a 700 miliardi di corone ad inizio 2009, e si è stabilizzato da allora a metà 2010.
    Da quel momento in poi, la banca centrale di Stoccolma ha fatto da apripista: restringendo il suo bilancio ("distruggendo" la liquidità precedentemente creata).

    Sicuramente si sarebbe additata l'esperienza svedese, se il "QE exit" fosse stato disastroso. Così non è stato: da 730 miliardi di corone, il bilancio si è ristretto drasticamente nei due anni e mezzo successivi, senza che ciò abbia provocato deflazione, o crisi economica, o bear market. Il PIL ha rallentato, ma ha conosciuto solo un trimestre di moderata crescita negativa, l'inflazione naturalmente ha frenato fino ad entrare in territorio negativo (deflazione) sul finire dello scorso anno - e questo spiega la nuova espansione monetaria svedese; quanto al mercato azionario, l'OMX (su cui siamo bullish da tempo) ha "rotto" recentemente verso l'alto, ed è sui livelli più elevati da ottobre 2007.
    Con buona pace di chi temeva depressioni e crolli di borsa all'indomani dell'uscita dal QE in Svezia.

    http://documenti.ageitalia.net/grafici/RBBSTA.gif

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