Tra poco in video con Gaetano Evangelista - Amministratore unico di Age Italia da Bari: "La fiammata delle ultime settimane é stata inattesa e quindi mea culpa ma é una fiammata che dovrebbe rientrare, sul mercato italiano le prospettive non suggeriscono investimenti a cuor leggero, il rialzo degli indici non é giustificato dai dati economici e le probabilità non sono a nostro favore, il mio atteggiamento rimane di cautela a livello generale e di negatività sul nostro mercato fino a prova contraria" ~ Gli indici azionari degli Stati Uniti registrano nuovi massimi storici, mentre il mercato azionario italiano sale al massimo dell'anno e porta all'83 percento il rialzo dal minimo di due anni fa ~ Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi non esclude nuove misure di stimolo ma un'espansione del bilancio della Bce non implica necessariamente l'aumento della moneta in circolazione ~ L'indice Euro Stoxx 50 continua a salire anche se le sorprese macroeconomiche della zona euro risultano in prevalenza negative

domenica 10 marzo 2013

Fino a quando rotoleranno le teste dei ribassisti - Analisi tecnica

L'indice Dow Jones Industrial Average migliora il massimo storico e conferma la traiettoria di crescita iniziata nel 2009. L'America continua a creare posti di lavoro e il tasso di disoccupazione scende al 7,7 percento, il minimo di quattro anni. Il settore manifatturiero europeo mostra segni di ripresa anche se rimane in territorio recessivo mentre l'offerta di...
moneta rallenta. Il bilancio della Banca centrale europea continua a contrarsi mantenendo la tendenza opposta al bilancio della Federal Reserve.

Gaetano Evangelista - Amministratore unico di Age Italia da Bari: "Questo mercato toro clamoroso, perché in pochi l'hanno previsto 4 anni fa, terminerà solo quando rotoleranno tutte le teste degli orsi, quando chi professa sventura cambierà idea allora sarà il momento del culmine dell'azionario, mi sembra che non siamo ancora arrivati a quel punto".



5 commenti:

  1. Come sempre ottimo intervento

    Riguardo ai permabull segnalo che
    Siegel vede il Dow Jones a 18,000 per fine 2014

    http://www.businessinsider.com/jeremy-siegel-on-the-odds-of-dow-18000-2013-3

    IT WILL NEVER GO DOWN!

    RispondiElimina
  2. Ciao Lorenzo, e grazie per l'apprezzamento.
    A proposito... sulla stessa testata, oggi, la resa di Richard Russell, decano degli analisti tecnici (beato lui... oltre 10 mila abbonati!...) americani: "my suggestion is that my subscribers should take a chance and take a position in the DIAs" (l'ETF sul Dow Jones).
    Speriamo che resti ancora qualche Orso, altrimenti sarà difficile continuare a salire.

    RispondiElimina
  3. Chiedo scusa per la mia ignoranza, ma non riesco ad comprendere che il valore della imprese (borsa) cresca del 6% in due mesi e il PIL del 1%.
    (So che le cifre non sono esatte, ma il concetto è questo, no?)
    Non c'e qualcosa di poco concreto, di "bolla" ?
    Grazie per l'aiuto.
    W vloganza !!
    Daniele

    RispondiElimina
  4. Caro Daniele, pensi alla frustrazione degli investitori quando fra il 1966 e il 1982 il PIL americano crebbe del 336% (sic! da 750 a 3274 miliardi di dollari), e malgrado questo boom economico, la borsa americana non crebbe affatto: il Dow Jones valeva 1000 punti ad inizio 1966; valeva 1000 punti a fine 1982.
    D'altro canto, la stessa performance borsistica deludente si registra in questa epoca recente: lo S&P quota grosso modo sui livelli (massimi) del 2000, ma nel frattempo il PIL americano è cresciuto da 9700 a 15800 miliardi di dollari. Immagini se la borsa avesse minimamente tenuto il passo dell'economia...

    RispondiElimina
  5. Fra l'altro, il ritardo del mercato azionario si misura anche a livello "micro". Non solo il PIL americano ("macro") attuale è ben superiore ai livelli del 2000; ma anche gli utili aziendali sono ben superiori a quelli di 13 anni fa:

    http://documenti.ageitalia.net/grafici/USA.gif

    Dunque l'economia è cresciuta rispetto ad allora, gli utili sono maggiori di allora; ma allora perché la borsa non è più alta del 2000?
    Secondo alcuni, ciò è causato dalle politiche di allentamento quantitativo (QE) della Fed, che scoraggia e dissuade gli investitori, inducendo loro a pagare un multiplo (P/E) minore per la porzione di utili che portano a casa comprando azioni.
    In effetti l'attuale P/E (17 volte), seppur in crescita, è inferiore a quello medio degli ultimi 50 anni (18.9 volte). Fosse allineato con la media, sulla base degli attuali profitti (90 dollari per azione), lo S&P dovrebbe attestarsi a 1700 punti.
    Chissà, quando un giorno la Fed smetterà di disturbare il mercato, magari gli investitori torneranno a comprare azioni con maggiore serenità, pagando un multiplo meno compresso.

    RispondiElimina

Per commentare é necessario un indirizzo email "@gmail.com". Se non ce l'hai puoi farlo qui, oppure iscrivendoti al vlog. Altrimenti puoi usare una delle altre opzioni disponibili nel menù "Commenta come".