Tra poco in video con Gaetano Evangelista - Amministratore unico di Age Italia da Bari: "La fiammata delle ultime settimane é stata inattesa e quindi mea culpa ma é una fiammata che dovrebbe rientrare, sul mercato italiano le prospettive non suggeriscono investimenti a cuor leggero, il rialzo degli indici non é giustificato dai dati economici e le probabilità non sono a nostro favore, il mio atteggiamento rimane di cautela a livello generale e di negatività sul nostro mercato fino a prova contraria" ~ Gli indici azionari degli Stati Uniti registrano nuovi massimi storici, mentre il mercato azionario italiano sale al massimo dell'anno e porta all'83 percento il rialzo dal minimo di due anni fa ~ Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi non esclude nuove misure di stimolo ma un'espansione del bilancio della Bce non implica necessariamente l'aumento della moneta in circolazione ~ L'indice Euro Stoxx 50 continua a salire anche se le sorprese macroeconomiche della zona euro risultano in prevalenza negative

venerdì 15 febbraio 2013

I cardini della crescita economica e l'azionario che rallenta - AT

Il Pil italiano registra la seconda contrazione più marcata degli ultimi 22 anni, dopo quella del primo trimestre 2009. Gli Stati Uniti confermano che la crescita della forza lavoro e della produttività sono gli elementi per sostenere l'economia, dopo il recente rallentamento che ha portato le famiglie a disinvestire massicciamente dai fondi azionari. Il rischio di...
uscita della Grecia dall'euro é evidenziato dal differenziale di rendimento tra le obbligazioni sovrane francesi e tedesche.

Gaetano Evangelista - Amministratore unico di Age Italia da Bari: "Non bisogna mai fare dei paralleli immediati tra l'andamento dell'economia e del mercato azionario, guardare ai dati macro per operare sui mercati é come guidare un auto osservando lo specchietto retrovisore e non il parabrezza, lo sforzo deve essere quello di guardare in prospettiva e non di guardare alle spalle".



2 commenti:

  1. Non sono sicuro di essere stato sufficientemente chiaro, per cui vorrei tornare sull'argomento della traiettoria di crescita di lungo periodo dell'economia americana.
    Il grafico mostrato nell'intervista, e che si può osservare anche qui:

    http://documenti.ageitalia.net/grafici/Traiettoria.gif

    mostra:
    a) il tasso di crescita annuale della forza lavoro USA (rosso);
    b) il tassi di crescita annuale della produttività del settore non agricolo (arancio);
    c) la somma di questi due fattori (marrone; attualmente nei pressi del 2.5%);
    d) il tasso di crescita reale del PIL USA (blue).

    Tutti i dati sono mostrati come media a dieci anni, per smussarne l'andamento.
    Evidentemente, il tasso di crescita dell'economia americana (d) segue fedelmente la traiettoria teorica (c). L'ha fatto prima del 1986, e l'ha fatto fino al 2001. Da allora, il deleveraging ha prodotto un output gap tuttora in essere, per cui alla fine non si riesce nemmeno a mantenere la traiettoria minima. Che dal 4% del 2007 è scesa appunto al 2.5%.
    Quando si chiuderà l'output gap (non prima di un paio d'anni, secondo l'OCSE), i due dati - teorico ed effettivo - si ricongiungeranno.

    Ripeto: al di la' di stimoli ai consumi, svalutazioni competitive, incoraggiamento degli investimenti, e finanziamento in deficit della spesa pubblica, la traiettoria di lungo periodo è questa, e c'é poco da fare.
    A meno che si intervenga sul ritmo di crescita della forza lavoro (a), ma questo è difficile nel "breve periodo" (ci vogliono decenni per modificare le tendenze demografiche: la politica sciagurata di un figlio per famiglia in Cina a fine anni '70 ha portato soltanto nel 2013 al picco assoluto della forza lavoro. Insomma, la Cina da quest'anno beneficierà sempre meno per la sua crescita del dividendo demografico); oppure, sulla produttività (b).
    Questa è l'unica ricetta possibile per stimolare l'economia nel lungo periodo.
    Ma il tasso di crescita della produttività continua a calare, mentre il tasso di crescita della forza lavoro si sta finalmente appiattendo e promette di svoltare verso l'alto (lo chiamano "l'eco dei baby boomers"). Resta da vedere se l'azione di questi due fattori risolleverà la traiettoria di crescita dell'economia americana.
    I responsabili della politica economica degli Stati Uniti, o se vogliamo dell'Italia, dell'Europa e del resto del mondo, conoscono bene questa ricetta. O almeno credo (o spero).

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  2. ho rivisto questo video perché la prima volta ero un po' di corsa e credo sia uno dei più illuminanti sul vero problema italiano

    la madre di tutti i nostri mali é la scarsa produttività che si traduce in mancanza di competitività

    siamo un paese che preferisce indebitarsi piuttosto che crescere con lavoro e innovazione e che quindi non potevamo fare altro che arrivare al punto di rottura in cui siamo

    bravi entrambi

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