Tra poco in video con Gaetano Evangelista - Amministratore unico di Age Italia da Bari: "La fiammata delle ultime settimane é stata inattesa e quindi mea culpa ma é una fiammata che dovrebbe rientrare, sul mercato italiano le prospettive non suggeriscono investimenti a cuor leggero, il rialzo degli indici non é giustificato dai dati economici e le probabilità non sono a nostro favore, il mio atteggiamento rimane di cautela a livello generale e di negatività sul nostro mercato fino a prova contraria" ~ Gli indici azionari degli Stati Uniti registrano nuovi massimi storici, mentre il mercato azionario italiano sale al massimo dell'anno e porta all'83 percento il rialzo dal minimo di due anni fa ~ Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi non esclude nuove misure di stimolo ma un'espansione del bilancio della Bce non implica necessariamente l'aumento della moneta in circolazione ~ L'indice Euro Stoxx 50 continua a salire anche se le sorprese macroeconomiche della zona euro risultano in prevalenza negative

mercoledì 14 novembre 2012

L'apertura del mercato del debito non chiude l'austerità

Le obbligazioni italiane si avvantaggiano del periodo di calma relativa più lungo dallo scoppio della crisi, il Tesoro vende Btp a tre anni con un rendimento ai minimi dal luglio 2011. La domanda di debito statale aumenta con il ritorno degli investitori stranieri mentre i politici si preparano alle elezioni dell'aprile 2013 tra...
le proteste degli studenti e dei lavoratori contro l'austerità e i tagli alla spesa.

Massimiliano Pero - Socio responsabile del mercato dei capitali di Redi & Partners a Londra: "Capisco che ci possano essere dei problemi derivanti dalla riduzione della spesa e dall'aumento delle tasse ma questa é la realtà, non ci dobbiamo dimenticare la situazione italiana dal luglio 2011 al luglio di quest'anno, eravamo sull'orlo del baratro e abbiamo dovuto fare qualcosa per evitare di caderci".



2 commenti:

  1. E' indubbio che il differenziale dello spread sia passato da 500 a 360 e che 300 sia un valore ottimale. E' altrettanto vero che eravamo sull'orlo del baratro e non siamo scivolati dentro, ma qui - a parte le desiderate di Bersani e non solo - , per rimettere a livello le cose è necessario tornare a produrre oggetti quì semplificando la vita di chi le produce e , per conseguenza, a tutti gli italiani.Semplificare dovrebbe essere la parola d'ordine di tutti. Secondo me e mi scuso con i dipendenti del pubblico impiego, nel corso di questi ultimi decenni e senza colpa di questi ne andando per margherite a vedere cause, concause e colpe delle varie parti sociali, il fatto è che su una sessantina di milioni di abitanti, in Italia 3.650.000 lavorano nel pubblico. Ogni 16,5 persone , uno prende un salario dalla cosa pubblica. Capite tutti che con una popolazione che invecchia e con una alta percentuale di persone che prendono un salario per controllare se Giovannino è bambino buono o cattivo , lo sbilanciamento tra chi produce cose e pubblico impiego , ha superato da diversi anni il limite di guardia. Grossomodo chi lavora nel pubblico dovrebbe essere dimezzato e il personale riconvertito in maestranza produttiva. Se questo non avviene aspettiamoci il peggio dal punto di vista sociale. Dopo, i conti sulla diminuzione dello spread li faremo in piazza giocando alla mora. Il fatto poi che un consigliere regionale guadagni più di 15.000 euro e che le cronache ci raccontino di come alcuni siano dediti a mettere le mani nella marmellata, tutto questo fa sensazione, ma il costo alla fine è un ronzio di mosche rispetto al costo della disorganizzazione del nostro Stato. Che sia il caso di pensare ad una Nuova Assemblea Costituente e riscivere le regole della nostra Costituzione invece di regalare 5 milioni di euro a Benigni che prossimamente ci verrà a decantare quella vecchia ? Che ne dite ?

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  2. E' ovvio che la macchina pubblica e'sproporzionatamente mastodontica rispetto alle reali necessita' .Allora se tu consideri che della sessantina di milioni di italiani che tu citavi prima solo una frazione e' reale forza lavoro : 21 milioni circa,consideri poi tutti i pensionati italiani 13 milioni circa
    il rapporto corretto secondo me e' il seguente : 21M (forza lavoro ) / 3,65M (dip. pubbl.) + 13M (pensionati) ottieni il fattore 1,26 .In parole povere ad ogni italiano che lavora e produce ,vi sono di controparte quasi un'altra persona che campa (riceve stipendio statale o pensione ) sul lavoro di quel singolo lavoratore .Visto che i pensionati sono comunque degli ex lavoratori che pagando negli anni passati si sono in teoria accantonati il loro futuro ,l'alternativa rimane solo una.Licenziare 1,5 milioni di dipendenti pubblici e tagliare fortemente gli stipendi dirigenziali pubblici .Col risparmio ottenuto si potrebbe massicciamente ridurre le tasse per le imprese private e creare sistemi di incentivo alla creazione di nuove imprese .Nell'arco di qualche anno il settore imprenditoriale privato ,nettamente piu efficente del settore pubblico cosi' sgravato di tasse e favorito negli investimenti avrebbe la forza di riassorbire l'1,5 milioni di ex dipendenti pubblici licenziati.
    Altre ricette che non passino per un necessario decurtamento del peso statale non ne vedo.Da quando l'Asia si e' svegliata e' suonata per noi la sirena d'allarme ,o rendiamo efficente il paese o i nostri figli si ritroveranno a vivere fra 15-20 anni
    in un'italia da dopoguerra.
    Fabio Massa

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