Tra poco in video con Gaetano Evangelista - Amministratore unico di Age Italia da Bari: "La fiammata delle ultime settimane é stata inattesa e quindi mea culpa ma é una fiammata che dovrebbe rientrare, sul mercato italiano le prospettive non suggeriscono investimenti a cuor leggero, il rialzo degli indici non é giustificato dai dati economici e le probabilità non sono a nostro favore, il mio atteggiamento rimane di cautela a livello generale e di negatività sul nostro mercato fino a prova contraria" ~ Gli indici azionari degli Stati Uniti registrano nuovi massimi storici, mentre il mercato azionario italiano sale al massimo dell'anno e porta all'83 percento il rialzo dal minimo di due anni fa ~ Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi non esclude nuove misure di stimolo ma un'espansione del bilancio della Bce non implica necessariamente l'aumento della moneta in circolazione ~ L'indice Euro Stoxx 50 continua a salire anche se le sorprese macroeconomiche della zona euro risultano in prevalenza negative

lunedì 1 ottobre 2012

Il problema dell'italia sono gli italiani

L'Europa affronta un mese decisivo per il successo del programma della Banca centrale europea nel domare la crisi del debito appena entrata nel terzo anno. La disoccupazione nella zona euro sale al massimo storico ad agosto, in Italia rimane sopra al 10 percento per il settimo mese consecutivo. La...
Spagna vuole prendere a prestito oltre €207 miliardi di euro dal mercato il prossimo anno, mentre aumenta la pressione affinché il paese chieda l'intervento del fondo di salvataggio.

Massimiliano Pero - Socio e responsabile mercato dei capitali di Redi & Partners da Milano: "Il problema dell'Italia sono gli italiani ma riformare gli italiani non è cosa semplice, con la politica che ogni giorno è martoriata da personaggi biechi, corruzione e logiche clientelari gli italiani dovrebbero riformare il modo in cui si prospettano nel discorso politico".


6 commenti:

  1. Direi che molti italiani sono da riformare, ma non tutti.

    Quelli che devono guadagnarsi il posto di lavoro ogni giorno, senza nessuno (papà, mamma, parti sociali) che copra loro le spalle, penso abbiano le idee chiare e possiamo ben definirli persone adulte.

    Riformare gli altri è compito duro, che solo l'Europa (come anche la scorsa volta ha ricordato Pero) può aiutarci a fare.

    Che le auto blu e i baccanali della regione Lazio (e di tante altre, come la Lombardia) mandino il sangue al cervello, è cosa ovvia.

    Rimangono però inezie se confrontate con il mantenimento dei 3,5 milioni di dipendenti pubblici, che costano quasi 3mila euro per cittadino. Poco meno che in Germania, ma con prestazioni assai più basse.

    Ma quale parte politica attaccherà frontalmente questo argomento?

    Chi avrà il coraggio di sottrarre il monopolio di certi servizi allo Stato, per ridurre gli sprechi e aumentare l'efficienza attraverso la concorrenza?

    Dalla destra sociale, alla Lega, per non parlare della sinistra, sarebbe un unico coro per sobillare i cittadini contro i rischi di vedere in mani private servizi come istruzione e sanità. Come se vederli in mani pubbliche, sia più rassicurante.

    "E' una dannata guerra culturale", diceva Rothbard.

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  2. Nell' LTRO vengono destinati 1000 miliardi di euro dalla Banca Centrale alle banche europee,quindi anche italiane,al tasso dell'1% al fine di acquistare BTP con rendimenti del 5%...
    L'EBA (European Bank Authority) decide in estate che il valore delle banche è in relazione al valore dei titoli di stato che esse hanno in pancia,quindi essendo i titoli di stato italiano (e spagnolo) con interessi così alti,vuol dire che valgono poco,e quindi le banche italiane si sono trovate improvvisamente sottocapitalizzate...
    I titoli acquistati con i soldi della BCE dalle banche italiane erano per lo più a tre anni di scadenza... e adesso la BCE viene a dire che con il MES la BCE potrà acquistare indefinitamente titoli di stato dei paesi a rischio (vedi Italia e Spagna)e casualmente solo fino a 3 anni di scadenza.. Domanda da profano: Ma se vuoi aiutare i paesi membri in difficoltà a far scendere lo spread non compri i titoli a 10 anni, su cui lo spread si basa...no?? Io ci vedo dentro una grande lotta a livelli altissimi delle gerarchie bancarie tutto a scapito dei poveri cittadini degli stati, soprattutto quelli più deboli, che alla fine invece di essere aiutati sono tirati sempre più a fondo e con zavorre in cemento armato!!
    Desidererei un commento da parte tua su queste mie osservazioni...grazie, Stefano

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    1. Caro Stefano,

      lo spread non si basa solo sul Btp e Bund con scadenza decennale bensí su tutte le obbligazioni confrontabili. Ad esempio lo spread tra Italia e Germania su titoli di stato con scadenza a 3 anni ( quello che piú interessa la BCE ) lo spread e' il 2.60% e cioe la differenza tra il rendimento di un Btp italiano a 3 anni 2.84% e il rendimento di un Bund pari scadenza 0.14%.

      Il tuo suggerimento di un acquisto di Btp/Bonos con scadenza decennale anziche triennale potrebbe essere giusto se questo non comportasse un immediato annacquamento delle riforme richieste dalla BCE per questi acquisti. In parole povere il governi dei paesi in difficoltá rallenterebbero le loro manovre riformistiche perché il tempo dato loro a disposizione ( 10 anni ) li lascerebbe vivacchiare piú in relax...Questo va ad aggiungersi alla motivazione da te giustamente osservata del fatto che il ricomprare carta a 3 anni e senz'altro legato al finanziamento a 3 anni concesso alle banche...

      Max

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  3. Ma perchè bisogna salvare le banche decotte? boh...

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    1. Giorgio Florio4 ottobre 2012 21:19

      Caro Cinico Senese,
      buona domanda! Perchè salvare le banche decotte, ma anche perchè parlare di salvare ad esempio una industria come l'Alcoa o altre similari ? Scusano la cosa con la balla del sociale . In altri termini paga la collettività gli errori e le incompetenze degli altri. A casa mia , se non se in grado di mandare avanti le tua attività, o chiudi ( sempre che tu abbia i soldi per chiudere ) oppure porti i libri in tribunale. Anche le banche sono imprese ne più ne meno come uno che fa scarpe perchè il bilancio è sempre dentro una somma e una sottrazione in un sistema decimale. Qui invece , pare che stiano applicando altri sistemi matematici. Sai, del tipo, la moltiplicazione dei pani e dei pesci e , per dessert, un poco di manna .
      Ho chiesto a Luciano di fare un servizio sulla Apple. Se non ho letto male su un sito di finanza francese, pare che la compagnia di Cupertino abbia nei cassetti circa 100 miliardi di dollari cash e una capitalizzazione monstre ( 620/630 miliardi di dollari ). Stanno ventilando che, se la Apple ( la quale ha in mano la tecnologia ) volesse, potrebbe fare una banca aquisendo nel giro di 24 ore ben 34 milioni di clienti on line. Qui ho l'impressione che stiano cambiando i paradigmi. Ovvero che si stia andando a leggere su un altro libro. Se così fosse, la tecnologia del silicio e le onde di Maxwell risolverebbero automaticamente i tuoi ed i miei dubbi.
      Dall'Empireo dei filosofi ( anche matematici ) Leibniz se la ride !
      Ciao Giorgio

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  4. Articolo sulla Stampa di oggi

    Con 6,6 aziende ogni 100 abitanti
    il nostro è il Paese più attivo sul mercato. Guerrini (Confartigianato):
    «Mancano le condizioni per creare
    sviluppo e posti di lavoro»

    Metà delle imprese italiane, il 49,5 per cento, chiude entro i 5 anni di vita, sconfitte da un ambiente troppo spesso ostile all’iniziativa economica. Ma quel 50,5% di aziende che resistono a 5 anni dalla nascita vanno ad irrobustire un tessuto imprenditoriale che, nonostante la crisi, è tra i più vivaci del mondo. Confartigianato ha rilevato che, con 6,6 imprese ogni 100 abitanti, l’Italia è in testa alla classifica dei Paesi ad economia avanzata con il più alto tasso di imprenditorialità. Al secondo posto vi è la Francia con 4,1 imprese ogni 100 abitanti, seguita dal Regno Unito con 2,8 aziende per 100 abitanti. Se l’Italia è la “capitale” mondiale dell’imprenditoria lo deve all’artigianato che, con 1.448.867 aziende, spicca per la capillare presenza sul territorio italiano. Secondo la rilevazione di Confartigianato, le “piccole patrie” dell’artigianato sono diffuse ovunque in Italia, ma le imprese trovano un terreno particolarmente fertile a Prato, Fermo, Reggio Emilia, le tre province con il più alto tasso di imprenditorialità artigiana. A Prato operano 10.770 artigiani, pari a 4,3 imprese ogni 100 abitanti. A brevissima distanza segue Fermo, con 7.383 aziende artigiane (4,1 ogni cento abitanti), mentre a Reggio Emilia, che conta 20.812 imprenditori artigiani, il rapporto con la popolazione è di 3,9 imprese ogni 100 abitanti.

    Ma la “vocazione” artigiana dell’Italia si fa ancora più forte in alcuni Comuni: in testa alla classifica vi è Piode (in provincia di Vercelli) dove il rapporto artigiani-popolazione è pari a 9,2 imprese ogni 100 abitanti. Tra i comuni più grandi con almeno 5.000 abitanti è Montemurlo (in provincia di Prato) a detenere la palma del comune più artigiano d’Italia, con le sue 1.223 imprese (6,6 ogni 100 abitanti). Lo segue Cingoli (in provincia di Macerata) con 6 aziende per 100 abitanti e Monte Urano (Fermo) con 5,8 aziende artigiane ogni 100 abitanti. All’artigianato e alle piccole imprese si deve la tenuta occupazionale anche nella fase più acuta della crisi: tra il 2007 e il 2010 le micro imprese con meno di 9 addetti hanno fatto registrare un aumento dell’1,2% degli occupati a fronte di un calo dell’1,5% degli addetti del totale delle imprese. «Siamo un popolo di imprenditori - sottolinea il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini - e lo dimostriamo a dispetto della crisi e dei tanti ostacoli che spengono le iniziative imprenditoriali. Questa propensione va sostenuta sia nella fase di avvio dell’impresa, sia soprattutto durante la vita dell’azienda. Non basta puntare sulle start up innovative se poi in Italia continuano a non esserci le condizioni favorevoli perché le imprese possano svilupparsi e generare occupazione. Per offrire un futuro alle giovani generazioni occorre sicuramente facilitare la creazione d’impresa, ma è anche indispensabile dare segnali concreti alle imprese già esistenti e assicurare la continuità e la solidità del nostro tessuto produttivo».

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