Tra poco in video con Gaetano Evangelista - Amministratore unico di Age Italia da Bari: "La fiammata delle ultime settimane é stata inattesa e quindi mea culpa ma é una fiammata che dovrebbe rientrare, sul mercato italiano le prospettive non suggeriscono investimenti a cuor leggero, il rialzo degli indici non é giustificato dai dati economici e le probabilità non sono a nostro favore, il mio atteggiamento rimane di cautela a livello generale e di negatività sul nostro mercato fino a prova contraria" ~ Gli indici azionari degli Stati Uniti registrano nuovi massimi storici, mentre il mercato azionario italiano sale al massimo dell'anno e porta all'83 percento il rialzo dal minimo di due anni fa ~ Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi non esclude nuove misure di stimolo ma un'espansione del bilancio della Bce non implica necessariamente l'aumento della moneta in circolazione ~ L'indice Euro Stoxx 50 continua a salire anche se le sorprese macroeconomiche della zona euro risultano in prevalenza negative

giovedì 31 marzo 2011

Una questione filosofica e la paura del rafforzamento dell'euro - Forex

L'euro sale contro il dollaro e si rafforza verso lo yen, l'inatteso aumento dell'inflazione in Europa sostiene le aspettative di una normalizzazione della politica monetaria della Bce. La Banca del Giappone ha venduto 692,5 miliardi di yen nell'ultimo mese per indebolire la valuta che minaccia la ripresa dal terremoto. L'aussie sale a livello record nel rapporto con il dollaro in seguito all'aumento oltre le attese delle vendite al dettaglio in Australia.

Gabriele Vedani - Direttore generale Italia, FXCM, Forex Capital Markets a Legnano: "In Europa non c'é un'inflazione reale legata ad un aumento dei prezzi causato da un aumento dei consumi ma piuttosto un'inflazione importata dalle materie prime, il che rende il prossimo rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce una mossa decisamente azzardata".

- EUR, JPY, AUD


7 commenti:

  1. E' questo il motivo per cui le banche centrali osservano l'inflazione "core": non perché ritengano che la gente non usi benzina e non mangi, come concludono superficialmente alcuni; ma perché le quotazioni dei generi alimentari e dell'energia sono determinate dall'interazione della domanda e dall'offerta globale, su cui una banca centrale poco può incidere.
    Viceversa l'inflazione core è il riflesso della domanda/offerta di un singolo paese. Nel mondo occidentale per esempio i 3/4 dell'inflazione sono determinati dalle dinamiche salariali, ed è per questo che essa risulta tuttora sotto controllo: perché l'elevata disoccupazione contiene la crescita delle retribuzioni e previene l'aumento dei prezzi. Finché negli Stati Uniti l'unemploymente rate resterà sopra il 7.5% e l'output gap rimarrà negativo (fino alla fine del 2012, almeno), l'inflazione resterà assolutamente sotto controllo.
    Invece nei paesi emergenti il mercato del lavoro è surriscaldato e l'utilizzo della capacità produttiva è ai massimi storici. E non a caso anche l'inflazione core è in crescita. Ciò spinge giustamente qui le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse ufficiali.

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  2. Alla fiera dell'est, per due soldi, un topolino mio padre comprò..

    E venne il fuoco, che bruciò il bastone, che picchiò il cane,
    che morse il gatto, che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò....

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  3. Gaetano,

    la questione é "filosofica" perché in realtà i cittadini pagano comunque di più, subiscono una decisa diminuzione del valore dei loro salari, dei loro risparmi e del loro potere d'acquisto a prescindere da quale sia la fonte dell'inflazione, in un periodo di non crescita e di tassi al minimo storico.

    Particolarmente la banca centrale americana incide sui prezzi delle materie prime tramite l'iniezione di straordinari livelli di liquidità nel sistema finanziario e la svalutazione del dollaro. Paradossalmente, la Fed crea inflazione con il QE e poi la nasconde con l'inflazione core.

    Senza arrivare a chiedere se per mantenere bassa l'inflazione sia augurabile un alto tasso di disoccupazione, mi domando se i cittadini debbano essere strumentali ai calcoli fittizi di un'economia autoreferenziale oppure se l'economia debba essere orientata al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini.

    Saluti

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  4. Caro Luciano,
    le determinanti dei prezzi al consumo sono complesse, e non sempre riconducibili alla politica monetaria.
    Il Giappone ha tassi ZERO da due decenni, e ininterrottamente combatte dal 1998 l'inflazione: il CPI oscilla fra 0 e -1%.
    Ripeto: tassi zero, deficit di bilancio, debito pubblico al 200% del PIL, e inflazione zero.

    Nell'area Euro non c'è stata QE, la moneta si è rivalutata e non svalutata, l'offerta di moneta M1 è cresciuta soltanto del 3% nominale negli ultimi dodici mesi (rispetto al +10% in USA), il deficit di bilancio è contenuto al 5.9% del PIL (rispetto al 10% degli USA); eppure i prezzi al consumo sono crescuti del 2.6% negli ultimi dodici mesi, rispetto al +2.2% (headline, non "core") degli USA. Chi l'avrebbe detto!...

    Questo evidentemente basta a evidenziare che l'inflazione non è sempre e soltanto un fenomeno monetario, con buona pace di Friedman e dei monetaristi. Se così fosse, in Europa avremmo un'inflazione zero, e non un (ir)responsabile della politica monetaria che (ci possiamo scommettere) fra sei mesi ci farà precipitare in una nuova recessione.

    Ripeto: secondo i modelli econometrici l'inflazione per il 75% è spiegata dalle dinamiche salariali. La crescita reale nulla delle retribuzioni è l'elemento che spiega perché in USA l'inflazione è bassa, e in Europa è più alta, malgrado noi siamo ben più virtuosi.
    D'altro canto, se i prezzi del mais salgono perché nel nord della Cina le gelate distruggono i raccolti, contraendo l'offerta globale, l'aumento dei tassi in Europa non serve a contenere l'inflazione: c'è uno squilifrio fra domanda e offerta globale per deficienza (si spera momentanea) della seconda, non per surriscaldamento della prima. I tassi li si può aumentare quanto si vuole, ma se i coltivatori non saranno sufficientemente incoraggiati da quotazioni più elevate a piantare nuovo mais, i prezzi non scenderanno mai.
    A proposito: in termini reali il prezzo del mais è LO STESSO del 1986...

    Altro case in point: la crescita dei prezzi del petrolio fa aumentare la bolletta energetica familiare, riducendo la quota di reddito da destinare alle altre spese. In questo contesto, l'aumento del greggio è DEFLAZIONISTICO (perché riduce la domanda degli altri beni), e non inflazionistico.

    L'economia è una "scienza triste": spesso ha risposte scomode o politicamente scorrette. Anche torturando i numeri, però, non riusciremo mai a costringere loro a rivelare la verità che più ci aggrada.

    Un caro saluto,

    Gaetano.

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  5. @ Luciano
    ...credo non ti sia sfuggita la circostanza che ormai l'economia reale e' la ruota dove poggia la finanza ( con la sua industria i suoi referenti etc...),per correre sui suoi binari impazziti, invece che il contrario.
    In virtu' di cio' si ascoltano sempre piu' spesso stravaganti teoremi su inflazione ,debito ,crescita in cui tutti i parametri sono mistificati ,aggiustati e circuiti in modo da renderli funzionali alla predetta industria.
    C'e' solo da aspettare di vedere dove condurra' tutto questro strano circo messo in piedi ,messo sù col tendone alla rovescia , e in quanto tempo ,credo poco ,il souffle' si sgonfiera' non appena l'azione dei "lieviti " perdera' vigore perche' qualsiasi levito alla fine si esaurisce.

    Un grazie per lo spazio virtuale creato in cui e' bello comunque ascoltare i pareri di tutti....(evangelizzati o meno )

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  6. Ancora una nota perché lo sforzo deve essere fatto per tenere gli occhi aperti, non per chiuderli

    C'é un numero che per dimensione e portata non é possibile ignorare oggigiorno in qualsiasi considerazione su temi economici, finanziari e sociali: 2.700.000.000.000, duemila settecento miliardi. Sono i dollari che la Federal Reserve avrà usato al giugno 2011 nel cosiddetto programma di Quantitative Easing.

    Senza aggiungere i miliardi di dollari utilizzati nei cosiddetti TARP e TALF, i programmi della Fed per il salvataggio 1 e salvataggio 2 delle banche Usa e non: Troubled Asset Relief Program da $700 mld e Term Asset-Backed Securities Loan Facility da $800 mld. Che pure giocano un ruolo come lo giocano i programmi di Quantitative Easing adottati da: Bank of England, Bank of Japan, Bank of Canada, Swiss National Bank, Bank of Israel e per molti versi dalla Banca centrale europea.

    Ignorare l'impatto del Quantitative Easing su economia, finanza e società (per l'appunto!) equivale a ignorare l'impatto del proprietario di un impero mediatico, immobiliare, commerciale, finanziario, bancario, calcistico sullo sfascio del nostro paese.

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  7. Sì, Luciano, è corretto quello che dici. Come è corretto il fatto che la BCE stia perseguendo una politica monetaria decisamente restrittiva; tant'é vero che il differenziale di rendimento fra euro e dollaro sui due anni è passato in tre mesi da 22 pb agli attuali 120 pb; e questo spiega evidentemente il rafforzamento dell'euro rispetto al biglietto verde, nel momento in cui le tensioni nell'area Euro avrebbero fatto pensare l'opposto (grazie Trichet!)

    Ma per amor di completezza, tornando alla Fed, bisogna precisare che i due round della QE dal punto di vista teorico si sono resi necessari perché l'output gap senza precedenti negli USA ha fatto crollare il tasso ottimale della politica monetaria, che secondo la "Taylor rule" si attestava al -2%. Poiché evidentemente i tassi ufficiali non possono scendere sotto lo zero, per scongiurare una depressione deflazionistica si è reso opportuno un intervento senza precedenti.
    Ciò peraltro non ha impedito comunque il fallimento in due anni di 330 banche negli Stati Uniti (sì, malgrado quello che l'uomo della strada ritiene, le banche falliscono in USA, eccome!)

    Peraltro, la massa di denaro creata da Bernanke ha raggiunto l'economia in minima parte, con le banche che hanno ricevuto dollari in cambio dei titoli di Stato che hanno venduto alla Fed, ma che hanno ridepositato i medesimi dollari in buona misura presso l'istituto centrale, come attestano i dati ufficiali della Fed, e come appare evidente dal moltiplicatore monetario, crollato dalle 9 volte pre-Lehman (ogni dollaro stampato dalla Fed si trasfomava in 9 dollari di moneta M2 fino a settembre 2008) alle attuali 3.8 volte (un nuovo minimo storico). Insomma, la Fed stampa bigliettoni, ma è una questione poco più che teorica, dal momento che i dollari in buona parte le ritornano indietro.

    Ad ogni modo, sulle motivazioni perseguite dalla Fed con la QE mi sono già soffermato in precedenza, e non intendo tediarti ulteriormente:

    http://www.vloganza.tv/2011/03/azionario-in-rialzo-fino-alla-seconda.html#comments

    Sugli aspetti politici, non essendo pratico della materia, non mi soffermo.

    Un caro saluto,

    G.

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