Tra poco in video con Gaetano Evangelista - Amministratore unico di Age Italia da Bari: "La fiammata delle ultime settimane é stata inattesa e quindi mea culpa ma é una fiammata che dovrebbe rientrare, sul mercato italiano le prospettive non suggeriscono investimenti a cuor leggero, il rialzo degli indici non é giustificato dai dati economici e le probabilità non sono a nostro favore, il mio atteggiamento rimane di cautela a livello generale e di negatività sul nostro mercato fino a prova contraria" ~ Gli indici azionari degli Stati Uniti registrano nuovi massimi storici, mentre il mercato azionario italiano sale al massimo dell'anno e porta all'83 percento il rialzo dal minimo di due anni fa ~ Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi non esclude nuove misure di stimolo ma un'espansione del bilancio della Bce non implica necessariamente l'aumento della moneta in circolazione ~ L'indice Euro Stoxx 50 continua a salire anche se le sorprese macroeconomiche della zona euro risultano in prevalenza negative

venerdì 4 febbraio 2011

Tra serpenti, ragni e piccole meduse mortali

Le Borse asiatiche sono in rialzo in seguito al recupero di Wall Street di ieri sera e alla politica monetaria americana che rimane favorevole all'azionario. Il venerdì di preghiera minaccia di portare ulteriore violenza in Egitto mentre il presidente, Hosni Mubarak, rifiuta di dimettersi.  Francia e Germania appaiono divisi su come affrontare la crisi del debito. Il mercato del lavoro degli Stati Uniti potrebbe mostrare segni di miglioramento, secondo i sondaggi di stima effettuati tra gli economisti.

Maurizio Piglia - Responsabile investimenti della banca Savings & Investments a Auckland, Nuova Zelanda: "La precarizzazione del lavoro e la disoccupazione giovanile intorno al 29 percento non pongono l'Italia su una strada tanto diversa da quella dell'Egitto".

- In questo video vengono affrontati due argomenti che si sono poi sviluppati nel corso della giornata: l'incontro dei 27 capi di stato dell'Unione Europea a Brussels e la pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro americano. Nelle intenzioni, avrei voluto parlarne nel video serale ma l'ospite con cui avrei dovuto registrarlo ha chiesto di rimandare, per quello che mi é sembrato un ottimo motivo: sta diventando padre in queste ore.

Ecco allora un aggiornamento.


L'incontro di Brussels era finalizzato a verificare i progressi fatti verso la realizzazione di un pacchetto che i 27 intendono finire entro il mese di marzo e che dovrebbe comprendere un aumento dei fondi di salvataggio, una riduzione dei tassi di interesse sui prestiti di salvataggio e una maggiore coordinazione delle politiche economiche. Non é uscita nessuna posizione precisa se non l'intenzione del cancelliere tedesco, Angela Merkel, di proteggere la moneta unica che definisce "indispensabile" e di ridisegnare la zona euro a somiglianza della Germania: un modello di virtuosità fiscale e di stabile crescita economica.

La notizia che invece da Brussels ha immediatamente fatto il giro del mondo é uscita dalle dichiarazioni del Primo Ministro italiano, Silvio Berlusconi, a proposito della situazione egiziana. Berlusconi ha evitato di chiedere le dimissioni del presidente egiziano, Hosni Mubarak, e ha detto che gli Stati Uniti e l'Europa lo hanno sempre considerato "un punto di riferimento" e "l'uomo più saggio del Medio Oriente". Quando gli é stato chiesto se non era arrivato il momento delle dimissioni per Mubarak ha risposto dicendo di sperare "nella continuità del governo". Dichiarazioni in netto contrasto con quelle del Primo Ministro britannico, David Cameron: "Ogni ulteriore violenza contro i protestanti significherà la perdita della poca credibilità rimasta all'Egitto e al suo regime di fronte agli occhi del mondo". Del cancelliere tedesco, Angela Merkel: "Le dimostrazioni di oggi saranno decisive e il governo egiziano deve permettere una transizione ordinata". E con le pressioni fatte precedentemente dal presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, per una transizione veloce e indolore.

I dati dal mercato del lavoro americano sono risultati misti e contraddittori. Il  numero di posti di lavoro creati é deludente mentre il tasso di disoccupazione é diminuito inaspettatamente. Gli iscritti a libro paga a gennaio sono aumentati di un povero 36.000, segue al 121.000 di dicembre e al 93.000 di novembre. Gli economisti interpellati per il sondaggio di stima aspettavano un aumento di 140.000 a gennaio. La revisione dei dati di novembre e dicembre é stata al ribasso di 4.000 per ognuno dei due mesi.

I dati di oggi contrastano con i recenti sondaggi che avevano mostrato un aumento dell'occupazione. Molti osservatori sottolineano che le difficili condizioni meteorologiche possono avere ritardato le assunzioni.

A proposito, oggi VlogaLive é andato bene. Grazie e saluti a tutti!

4 commenti:

  1. @Piglia: la precarizzazione del mondo del lavoro è un >>> passo obbligato <<<, ma prima ancora è un gesto dovuto per >>> equità sociale <<<.

    Ovviamente il problema principale da risolvere per uscire da questa crisi, è quello occupazionale.

    E' possibile dare contratti a tempo indeterminato a tutti? Neppure se eliminassero il cuneo fiscale all'istante, ciò sarebbe possibile.

    E allora, perché debbono esserci cittadini che godono di ogni protezione e altri che debbono "pagare" per questa protezione, sia in termini di finanziamento degli ammortizzatori sociali, ma soprattutto subendo le conseguenze e cioè un mercato del lavoro ingessatissimo?

    Pure le società dal welfare più evoluto (Svezia ad esempio) hanno una legislazione del licenziamento anni luce più flessibile di quella italiana. Questo permette di avere un mercato del lavoro aperto in uscita, ma anche in entrata, rendendo così molto più gestibile l'eventuale perdita del posto.

    I giovani (ma anche i meno giovani quarantenni) stanno pagando le politiche demagogiche del lavoro degli anni 60 e 70 e oggi abbiamo da una parte lavoratori stratutelati su cui le telecamere si piombano ogni volta che si presenta una vaga minaccia al mantenimento dello status quo, dall'altra i precari che debbono pure sorbirsi i commenti ipocritamente solidali dei primi.

    Pure Fidel Castro (e non sto certo parlando di chissà quale intelligenza ...) ha capito che lo Stato "datore di lavoro" non si regge senza una classe di parìa (da noi i lavoratori autonomi) che paga i privilegi a tutti.

    Per favore, almeno qua, denunciamo tutta quella demagogia che per decenni non solo ci ha ammorbato, ma che da almeno vent'anni sta rovinando le ultime generazioni, abbassando la crescita demografica e creando tensioni sociali sempre più crescenti.

    Se arriveremo all'Egitto la causa scatenante sarà questa, prima ancora di quel buffone scroccasoldi, ultimo di una lunga stirpe di buffoni scroccasoldi.

    P.S.: congratulazioni per la paternità

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  2. In Egitto ci sono disordini, la guerra civile nelle capitali e nei paesi occidentali a trovare una posizione comune. Alcuni, come il segretario generale dell'ONU Ban Ki Moon chiede libere elezioni subito, mentre il primo ministro italiano Silvio Berlusconi Mubarak rinforza la schiena. Forse è una buona cosa, perché alla fine deve decidere il popolo egiziano, come procedere lì. Ai miei occhi questo Mohamed ElBaradei solo uno che ora vuole saltare sul treno in movimento alla polvere, a volte velocemente presidente. Lui è nei miei occhi non è la legittimità democratica.

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  3. Maurizio Piglia5 febbraio 2011 20:08

    @Alberto
    Ti ringrazio per le congratulazioni...ma al massimo per la nonnita'...:):) io sono stato papa' 28 anni fa...e mia figlia mi fara' nonno ad Aprile (il riferimento di Luciano era per un altro dei suoi ospiti...).
    Per il resto, Alberto...siamo abbastanza d'accordo. Quando io parlo di precarizzazione e marginalizzazione, descrivo il fenomeno che hai descritto tu...due classi di lavoratori, i superprotetti e i pariah...senza un futuro certo, una pensione etc.
    Non discuto la flessibilita' del lavoro necessaria...vivo in un paese dove si puo' licenziare, se occorre, e le regole del lavoro sono chiare...ma chi ha ha contratti a termine, o contracts il suo lavoro, ha le sue coperture, sanitarie, assicurative e pensionistiche, non dissimili da quelle di chi lavora a tempo indeterminato.
    Nessuno dei due e' ipergarantito, men che meno il settore pubblico.
    La Pensione dello Stato, arriva se hai lavorato 10 anni almeno, e comunque e' il 42% dello stipendio medio del Paese misurato annualmente. E arriva SOLO dopo i 65 anni...probabilmente aumentati a 67 fra poco.
    Chi vuole di piu' , contribuisce a schemi privati...supervisionati dallo Stato.
    Il sistema e' sostenibile per tutti, finora, e la flessibilita' indubbiamente favorisce le aziende.
    Probabilmente si passera' a contribuzioni aggiuntive non piu' esclusivamente volontarie...ma obbligatorie, visto che il Governo vede i benefici avuti dall'Australia da schemi pensionistici che "forzano" un risparmio maggiore e drenano consumi voluttuari.
    Sono d'accordo che la rigidita' del lavoro e la divisione tra garantiti e non, sono un terribile freno allo sviluppo...ma una volta tolti questi freni...ci dovrebbero essere misure fiscali severe per chi delocalizza....o meglio, senza introdurre "punizioni" non eseguibili seriamente...il modello Germania, come Mercedes e BMW restino a produrre la', spingendo l'acceleratore di tecnologia moderna e produttivita', non spedendo vecchi impianti in Cina o Albania e producendo sempre le vecchie fetenzie o sempre i vecchi modelli di auto...ma a basso costo.
    @nied
    Nied, credo tu sia egiziano...e su una cosa hai ragione, il popolo egiziano deve decidere. Chi tu veda meglio come tuo leader, devi essere tu a metterlo in una urna in elezioni libere...e devi essere libero di cambiarlo se non va bene.

    Vedo le foto e i filmati di tutti quei ragazzi in strada con gli scudi di lamiera, i secchielli e le bottiglie di plastica in testa, e una cosa mi viene da dire...forza ragazzi, non mollate, cacciate tutti i tiranni e cercate di scegliere chi vi guidi su una strada migliore di quello che avete avuto in 30 anni.

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  4. Buona Domenica a tutti.
    Le statistiche cinesi non sono molto affidabili tutto cresce molto senza mai tentennare, ci si rivolge allora alle statistiche della produzione di energia elettrica. La quale dovrebbe mostrare bene le tendenze, perché è facilmente misurabile e non immagazzinabile. Nel 2010 in Cina la produzione di energia elettrica è cresciuta del 23% nel primo trimestre, del 18% nel secondo, dell’11% nel terzo, del 6% nel quarto . Un rallentamento marcato?!!!?
    Alessandro

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