Tra poco in video con Gaetano Evangelista - Amministratore unico di Age Italia da Bari: "La fiammata delle ultime settimane é stata inattesa e quindi mea culpa ma é una fiammata che dovrebbe rientrare, sul mercato italiano le prospettive non suggeriscono investimenti a cuor leggero, il rialzo degli indici non é giustificato dai dati economici e le probabilità non sono a nostro favore, il mio atteggiamento rimane di cautela a livello generale e di negatività sul nostro mercato fino a prova contraria" ~ Gli indici azionari degli Stati Uniti registrano nuovi massimi storici, mentre il mercato azionario italiano sale al massimo dell'anno e porta all'83 percento il rialzo dal minimo di due anni fa ~ Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi non esclude nuove misure di stimolo ma un'espansione del bilancio della Bce non implica necessariamente l'aumento della moneta in circolazione ~ L'indice Euro Stoxx 50 continua a salire anche se le sorprese macroeconomiche della zona euro risultano in prevalenza negative

martedì 22 febbraio 2011

Non c'é libertà senza conoscenza, non c'é conoscenza senza formazione

Il concetto di formazione ha molteplici significati ed è usato in diverse discipline, deriva da formare, da cui, dare una forma. La formazione richiede del tempo tecnico, il tempo necessario a formare, assimilare e comprendere. La formazione è il risultato di un piano organico che tende a strutturare, solidificare e rinforzare in maniera completa. Questo vale sia per la struttura delle cose che per quella delle persone. Quando si parla della formazione della terra non si fa riferimento ad un istante, quando si parla della formazione umanistica di un poeta, ci si riferisce a un processo formativo di anni.

Antonio Banfi - Professore di Diritto Romano dell'Università Bocconi a Milano: "Essere formati, sapere, conoscere é potere, se la democrazia italiana é più in crisi di altre democrazie occidentali é a causa della carenza di informazione e di una evidente carenza dal punto di vista formativo".

"Un paese formato male non giova certo ai suoi cittadini - dice Antonio Banfi - magari giova a chi pensa di poterlo governare senza impegnarsi particolarmente per farlo crescere, maggiore é la formazione migliore é la qualità di vita del paese".




11 commenti:

  1. Per riprendere la frase di chiusura del professor Banfi, io direi: non c'è libertà senza assunzione di responsabilità.

    Perché lo Stato dovrebbe essere più capace e responsabile dei privati, nell'organizzare l'istruzione del paese?

    Proviamo a immaginare un drastico abbassamento delle tasse che consenta alle famiglie di disporre autonomamente dei propri soldi (libertà=assunzione di responsabilità), decidendo se, come, dove e quando mandare a scuola i propri figli.

    A questo affianchiamo una sana eliminazione del valore legale del titolo di studio ed una robusta deregolamentazione del sistema scolastico, lasciando che gli istituti trovino esclusivamente sul mercato le risorse per mantenersi.

    Da queste premesse, vedrei naturale il raggiungimento di alcuni risultati, tra cui:
    1) la giusta retribuzione dei docenti, che avranno modo di essere ricompensati secondo prezzi di mercato;
    2) la corretta percezione da parte degli studenti e delle loro famiglie di quanto la cultura costi, incoraggiando così l'applicazione allo studio o, di contro, l'abbandono
    3) evitare sprechi di denaro pubblico e impedire a politici e amministratori corrotti di raccogliere voti promettendo posti nella pubblica amministrazione.

    L'obiezione più frequente è: che ne sarà degli studenti delle famiglie meno abbienti?

    La controreplica più ovvia sarebbe: abbiamo appena finito di descrivere l'attuale sistema scolastico, come di un'istituzione allo sbando, potranno stare peggio gli studenti più poveri?

    Ma aggiungo: l'abolizione del valore legale del titolo di studio e la completa deregolamentazione del sistema scolastico permetterebbe l'allestimento di istituti per tutte le tasche e, di certo, non impedirebbe l'istituzione di borse di studio.

    Capisco l'obiezione: e chi lo va a dire al mezzo milione di dipendenti della Pubblica Istruzione che devono mettersi sul mercato?

    Ho centrato il problema?

    Un'ultima nota sul test PISA. Ci sono sistemi scolastici, come quello finlandese, costruiti su misura per eccellere in queste prove. Il risultato premia la Finlandia mettendola nelle prime posizioni di quella classifica, ma genera anche imbarazzanti lacune tra gli studenti di quelle lande, che pare ignorino cosucce come le frazioni.

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  2. Caro Alberto, grazie per il commento.
    Quanto lei dice non è insensato. Anche se in estrema sintesi, lei propone un sistema che esiste già ed è quello americano. Va detto - e lo dice anche Fiorella Kostoris che è uno dei più autorevoli componenti della neo costituita agenzia nazionale di valutazione universitaria - che è molto difficile pensare di importarlo da noi. Neanche il sistema inglese è così fortemente imperniato sul mercato e non lo è nessun sistema europeo, per quanto più efficiente del nostro. Insomma, non abbiamo bisogno di esagerare, ci basterebbe fare due o tre cosucce efficaci. Ciò non toglie che io sia assolutamente favorevole all'abolizione del valore legale del titolo di studio: senza arrivare a un sistema privatistico (e fra l'altro sulle università private in Italia ci sarebbe molto da ridire) basterebbe implementare un vero sistema di concorrenza fra atenei. Si può fare, in altri paesi si fa, e sono certo che gioverebbe eccome.
    Sulla Finlandia: non mi risulta, ma in ogni caso va detto che hanno scores altissimi anche per le natural sciences e la lettura/comprensione. Lo stesso vale per la Corea (un altro paese al top).
    Cordialmente,
    Antonio

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  3. Maurizio Piglia23 febbraio 2011 01:36

    Trovo il Prof. Banfi incredibilmente rinfrescante, lineare...e il fatto che sia di una generazione piu' giovane di me mi riconcilia con la vita. E poi, lui ha un tono sereno, tranquillo...'l'evidenza dei fatti non solo non ha bisogno di gridare, ma nemmeno di alzare la voce.
    Direi ad Alberto di fare attenzione, la teoria "libertaria", che lui abbraccia, suona seducente, ma, come Banfi dice, la sua realizzazione pratica e' il sistema USA e la sua radicalizzazione della "coomercializzazione" della ricerca, l'emarginazione delle "liberal arts" e la divisione netta tra chi puo' "comprarsi" un' istruzione di qualita' e chi no.
    Io, ho la mia eta', e' vero, ma ho conoscenza diretta di un' esperienza pedagogica differente solo attraverso gli scritti di uno che si definiva " Servo di Dio e di nessun altro": un certo Don Lorenzo Milani Comparetti, figlio di una ricca famiglia fiorentina.
    la "Lettera ad una Professoressa" di Don Milani dovrebbe essere letta regolarmente a scuola, ma questo prete testardo, ha avuto "fortuna" letteraria come una delle "pietre miliari" della critica pedagogica del '68, che fini' per distorcere il suo pensiero e allinearlo alla riduzione al "minimo comun denominatore" dello standard richiesto per il titolo di studio, cosa da cui Don MIlani era LONTANISSIMO, e la sua catalogazione in una precisa parte politica ne ha limitato la lettura alle generazioni successive alla mia.
    In realta', la sola regola di questo prete che persino Giovanni XXIII defini' "un pazzo scappato da un manicomio.." era semplicissima:
    la regola principale era che chi sapeva di più aiutava e sosteneva chi sapeva di meno, 365 giorni all’anno, per elevarlo al suo livello...e NON viceversa.
    Straordinariamente semplice. E dirompente e rivoluzionario.
    Per concludere con una sua citazione:
    « Il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l'unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perché il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. »

    ("Lettera a Pipetta", scritta a un giovane comunista)
    Si, era un pazzo scappato da un manicomio..ma uno di quei magnifici pazzi che cambiano la societa'.
    E io sono tutt'altro che cattolico osservante..
    Un saluto

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  4. Caro Maurizio,
    condivido in toto.
    Ciao!
    Antonio

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  5. Faccio di nuovo i complimenti a Luciano per avere ampliato gli spunti di riflessione parlando anche di questo tema, che se non sbaglio era già stato toccato con l'apprezzabile professor Banfi qualche mese fa.

    @Piglia: spero che del terremoto in Nuova Zelanda non abbia avuto conseguenze dirette.

    Cito Don Milani: "... la scuola di Barbiana ha 20 allievi, nessuno figlio di papà, è dei preti, non ha dallo Stato nessuna sovvenzione ma anzi aperta opposizione ed è senza dubbio l' unica scuola funzionante nel territorio della Repubblica...".

    Don Milani espresse, con molta più sintesi e autorevolezza, quello che intendevo rendere nel mio intervento.

    Privato non significa necessariamente "per pochi privilegiati".

    Non posso fare a meno di notare che la scuola pubblica italiana sia stata costruita nei decenni per dare un posto di lavoro a cinquecentomila persone e non per dare un'istruzione di livello agli studenti.

    Si parlava di libertà e, torno a ripetere, che mi pare bizzarro parlare di libertà quando un individuo non può disporre dei propri guadagni per scegliere quale istruzione dare ai propri figli (o in quali ospedali farsi curare o a quale forma previdenziale aderire, etc etc etc)

    Saluti

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  6. Alberto,
    secondo me quello che lei dice è (volutamente) un po' provocatorio. Purtroppo, e sottolineo purtroppo, non posso darle del tutto torto riguardo il fatto che la scuola pubblica sia diventata un "posto", un bacino, dove inserire piò o meno ope legis dei lavoratori, solitamente dei precari che dopo anni andavano sanati. Temo fortemente che qualcosa del genere si verifichi per l'Università perché vorrebbe dire la sua morte.
    Penso però che potremmo escogitare soluzioni diverse dalle sue. Naturalmente per "risanare" la scuola italiana ci vorrebbero comunque molti anni. Il bello di vloganza è che ci fornisce un luogo dove discutere!
    Cordialità
    A.B.

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  7. Antonio,

    apprezzo la Sua gentilezza nel definire "provocatorio" il mio intervento, quando altri (in sedi molto diverse da questa) tagliano corto con insulti od ostracismo.

    Nonostante ciò, la questione di fondo rimane tutta: perché non deve essere lo studente e la sua famiglia a disporre interamente dei propri guadagni per decidere cosa sia meglio per la sua istruzione?

    Non La voglio ammorbare oltre, ma non nascondo che sarò molto interessato ad ascoltare altri Suoi interventi, specialmente se avrà il desiderio e l'opportunità di spiegare se e quanto la Società avrebbe da guadagnare lasciando ai singoli la possibilità di assumersi direttamente la responsabilità delle proprie scelte, anziché costringerli a delegarle a degli sconosciuti.

    Saluti

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  8. Buonasera Alberto,
    apprezzo il suo accanimento..
    Con Luciano abbiamo delle idee per il futuro, spero potranno essere di suo interesse.
    Buona notte!
    A.

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  9. Ho molto apprezzato l'analisi del Prof. Banfi sulla centralità della formazione per i suoi risvolti economici e politici. Credo poi che la formazione abbia un valore in sè, come pieno dispiegarsi della persona umana, a prescindere dai suoi (evidenti e comunque da ribadire) risvolti su tutte le sfere della vita individuale e sociale. Condivido tutto, ma mi viene un dubbio sull'idea che il ricercatore universitario debba a un certo punto trasformasi in un professore... forse che ci siano persone il cui lavoro sia specificamente la ricerca, non necessariamente come anticamera di altro, potrebbe avere un senso. In ogni caso sono contraria a qualsiasi forma di lavoro precario - e qui sarebbe utile distinguere tra formazione e lavoro: a un certo punto finisce l'una e inizia l'altro - perchè il costo umano della precarietà è troppo elevato e credo ingiusto. Più in generale, penso che quando si ragiona di questi temi si debba partire dalla persona e non dalla competizione. Ringrazio comunque il bravissimo Prof. e il sensibile intervistatore di questa occasione di confronto.

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  10. Antonio Banfi1 marzo 2011 22:24

    Grazie Simona,
    la questione dei ricercatori è complicata, penso avremo occasione di parlarne, in Europa ci sono diversi modelli in materia...
    Per Alberto, a proposito di pubblico e privato, se gli capiterà di tornare su questo video forse potrà interessargli quest'articolo di La Voce

    http://www.lavoce.info/articoli/-questiontime/pagina1002184.html

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  11. Quello che dice e' sacrostanto. Ma la formazione deve essere anche fatta sul lavoro e nessuno dei datori di lavoro in Italia vuole investire in training. Perche' secondo Lei no abbiamo un "apprendistato" come per esempio in Danimarca?

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